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STRATEGICRepubblica di San Marino

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Esempio di una notizia superata nei suoi quattro posti: sul sito del giornale l’articolo è aggiornato con l’esito del procedimento, nei risultati di ricerca sul nome non compare più, delle tre copie su altri siti due sono state tolte e una è in attesa di risposta, e a un assistente AI è stata chiesta la correzione della risposta.

Diritto all’oblio · Per privati, professionisti, imprenditori

Diritto all’oblio: il caso è chiuso, ma la notizia vi segue ancora

Un’archiviazione, un’assoluzione, una vicenda chiusa da anni. Eppure chi cerca il vostro nome trova ancora l’articolo di allora e non sa come è finita. La legge permette di chiedere al giornale di aggiornarlo con l’esito, ai motori di ricerca di non mostrarlo più quando si cerca il vostro nome e ai siti che l’hanno copiato di toglierlo. Noi prepariamo queste richieste e le seguiamo fino alla risposta, con riservatezza. Prima di iniziare vi diciamo che cosa è realistico ottenere.

Giornale, motori di ricerca, copie, AI
quattro posti, seguiti come un’unica pratica
Prima vi diciamo se si può fare
con franchezza, prima di ogni impegno
Nessun dettaglio nel modulo
della vicenda si parla dopo, su un canale riservato

Esempio · nomi, notizie e siti della composizione non sono reali

01 · copia il link alla sezioneLa situazione

Chi cerca il vostro nome legge l’inizio della storia, non la fine

L’indagine ha fatto notizia. Come è finita, spesso no.

Succede così. Un giornale online scrive che una persona è indagata, con nome e cognome nel titolo. Mesi o anni dopo il procedimento finisce con un’archiviazione (il caso si chiude senza arrivare a processo) o con un’assoluzione. Ma nessuno aggiorna l’articolo. Intanto altri siti hanno ripreso il titolo, e oggi anche gli assistenti AI lo ripetono a chi chiede.

Così, quando qualcuno cerca il vostro nome, trova ancora quel titolo, spesso tra i primi risultati. Non vi chiede come è finita: legge e si fa un’idea. Per la Cassazione, una notizia rimasta senza il suo seguito diventa «parziale e non esatta» (sentenza 5525/2012).

Spesso non c’è malafede. Gli archivi dei giornali restano online e nessuno torna ad aggiornarli. Il diritto all’oblio serve proprio a questo: non riscrive il passato, ma vi permette di non restare legati per sempre a una notizia che non vi rappresenta più. Vale per ogni persona, che sia un privato, un professionista, un imprenditore o un dirigente.

Esempio

Nel 2019 una persona viene indagata, insieme ad altre, per un appalto pubblico. Due siti di notizie ne scrivono con nome e cognome nel titolo. Un aggregatore, cioè un sito che raccoglie notizie altrui, copia l’articolo parola per parola. Nel 2021 il giudice archivia, ma nessuno ne dà notizia. Nel 2026, a un colloquio di lavoro, le chiedono di quell’indagine. Il selezionatore l’ha trovata cercando il suo nome.

Se la notizia riguarda soprattutto un’azienda: Comunicazione e intelligence

Esempio di ricerca sul nome di una persona. Il primo risultato è ancora il titolo di un’indagine del 2019, mentre l’archiviazione del 2021 non compare da nessuna parte. Accanto, chi fa quella ricerca: un selezionatore, una banca, un cliente o un socio, un assistente AI.

Chi deve assumervi

prima di un colloquio, di una nomina, di un incarico.

La banca

prima di un mutuo, di un fido, di un nuovo conto.

Un cliente o un socio

prima di un contratto, di un accordo, di una gara.

Chiunque, anche con l’AI

oggi un nome si chiede anche a un assistente AI, che ripete ciò che trova in rete.

02 · copia il link alla sezioneCosa facciamo

Una notizia vive in quattro posti. Lavoriamo su tutti

Per ciascuno la legge prevede una richiesta diversa. Le prepariamo e le seguiamo fino alla risposta, come un’unica pratica.

Non esiste un pulsante che cancella una notizia da internet. Esistono quattro posti in cui la notizia vive e, per ognuno, uno strumento preciso. Agire su uno solo non basta: se il motore di ricerca toglie il link ma una copia resta, la notizia torna a galla.

Tre parole da non confondere. Aggiornare: il giornale aggiunge all’articolo come è finita. Deindicizzare: la pagina resta online, ma non esce più quando si cerca il vostro nome. Cancellare: il sito toglie la pagina, o solo il nome. Per una notizia vera, di solito, lo decide chi l’ha pubblicata.

INT01 · Il giornale Far aggiornare l’articolo e toglierlo dalle ricerche Il problema: l’articolo racconta l’indagine, non come è finita. Scriviamo al giornale che ha pubblicato la notizia (la testata), alla persona che l’editore indica per le richieste sulla privacy, e alleghiamo il provvedimento che ha chiuso il caso. Si chiedono tre cose, in quest’ordine. Prima, una nota con l’esito in fondo all’articolo o a margine. Poi, che l’articolo non si trovi più con i motori di ricerca. Infine, se la testata è disponibile, che tolga il nome o l’intero articolo. Di norma l’articolo resta nell’archivio del giornale: aggiornato, e fuori dalle ricerche sul vostro nome.
INT02 · I motori di ricerca Staccare la notizia dal vostro nome Il problema: cercando nome e cognome, quel titolo esce tra i primi. Prepariamo per Google e per Bing la richiesta di deindicizzazione, link per link, con le ragioni scritte in modo chiaro e il provvedimento che ha chiuso il caso. Se il caso si è chiuso senza condanna (un’archiviazione, un’assoluzione, un’altra sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere), si allega anche l’annotazione prevista dall’art. 64-ter (riforma Cartabia). È una dicitura che la cancelleria, cioè l’ufficio del giudice, aggiunge al provvedimento su vostra richiesta: la base più solida, anche se non automatica. Vale per le ricerche sul nome, nelle versioni europee del motore. La pagina originale resta online.
INT03 · Le copie Trovare le copie e chiederne la rimozione, una per una Il problema: altri siti hanno ripreso il titolo, a volte parola per parola. Aggregatori, blog, siti che hanno ripreso l’articolo, versioni salvate negli archivi del web: ognuno risponde per sé, e a ciascuno si scrive una richiesta. Li cerchiamo tutti, anche con le varianti del vostro nome. Quando una pagina è già stata tolta o corretta ma Google ne mostra ancora la vecchia versione, lo segnaliamo con lo strumento di Google per i contenuti obsoleti. Ogni sito decide per conto suo: per questo ogni copia si segue fino alla risposta.
INT04 · Gli assistenti AI Chiedere di correggere ciò che ripetono Il problema: chiedendo di voi a un assistente AI, torna la vecchia storia. Gli assistenti AI ripetono ciò che trovano in rete. Per questo si lavora prima sulle fonti: il giornale, i motori di ricerca, le copie. Poi controlliamo che cosa rispondono quando qualcuno chiede di voi. Se riportano informazioni inesatte, chiediamo la correzione o la rimozione a chi li gestisce, per esempio OpenAI per ChatGPT e Google per Gemini. Sono sistemi che conosciamo bene, perché l’intelligenza artificiale è il cuore del nostro lavoro. È il fronte più nuovo: il fornitore decide secondo la legge e i limiti tecnici dei suoi modelli.

Le norme, riga per riga

03 · copia il link alla sezionePrima di iniziare

Quando si può chiedere, e quando è più difficile

Decide chi riceve la richiesta, caso per caso. Noi vi diciamo prima da che parte pende la bilancia.

Nessuno può garantire il risultato. Chi riceve la richiesta mette sulla bilancia due cose: il vostro diritto a non restare legati a una notizia superata e il diritto di tutti a essere informati. Contano l’esito, il tempo passato, il ruolo che avete, la gravità dei fatti.

Di solito ci sono buone basi quando

  • il procedimento si è chiuso con un’archiviazione, un non luogo a procedere o un proscioglimento, per esempio un’assoluzione;
  • l’articolo racconta l’indagine o l’accusa ma non l’esito, perché nessuno l’ha aggiornato;
  • dal fatto è passato del tempo e oggi non c’è più un interesse pubblico;
  • la vicenda non riguarda un ruolo pubblico o professionale che avete ancora oggi;
  • la notizia contiene informazioni inesatte, e lo si può dimostrare con documenti.

È più difficile quando

  • la notizia è recente: tra aprile e giugno 2026 Google ha tolto lo 0% dei link della categoria «contenuti recenti»;
  • il fatto riguarda il ruolo pubblico o professionale che avete ancora oggi;
  • i fatti sono gravi, o l’interesse pubblico è ancora vivo, magari perché la vicenda è tornata d’attualità;
  • il procedimento è ancora aperto, o si è chiuso con una condanna;
  • l’articolo è già stato aggiornato con l’esito favorevole.

La legge non fissa un numero di anni dopo il quale il diritto scatta da solo: conta l’insieme. Se il vostro caso è tra quelli in cui è più difficile, ve lo diciamo con franchezza prima di iniziare, e vi diciamo se c’è comunque qualcosa di utile da fare, per esempio far aggiornare l’articolo con l’esito. Se non c’è, ci fermiamo lì.

04 · copia il link alla sezioneIl metodo

Che cosa succede dopo che ci avete scritto

Cinque passi. Ognuno si chiude con qualcosa di scritto, che resta a voi.

Esempio di registro delle richieste per una notizia superata: annotazione in cancelleria, aggiornamento presso la testata, deindicizzazione su due motori di ricerca, rimozione delle copie e richiesta a un assistente AI, ciascuna con la base di legge e lo stato, più il resoconto per chi ha chiesto il servizio.
Esempio · richieste, siti e stati della composizione non sono reali

Ci scrivete, senza dettagli

Nel modulo bastano il nome, un’email e, se preferite essere richiamati, un telefono. Vi risponde una persona di Strategic. Della vicenda si parla dopo, a voce o su un canale concordato.

Un primo colloquio riservato

Al telefono o in videochiamata ci spiegate che cosa vi preoccupa. Vi diciamo subito se ci sono le basi per procedere, anche quando la risposta è no.

Leggiamo il caso e vi mandiamo una proposta scritta

Cerchiamo il vostro nome come lo cercherebbe un estraneo: su Google, su Bing, negli assistenti AI, anche con le varianti del nome. Leggiamo il provvedimento che ha chiuso il procedimento e ogni articolo che ne parla. Poi vi mandiamo per iscritto, notizia per notizia, che cosa è realistico ottenere, quali richieste faremo e quanto costa. Si parte solo se siete d’accordo.

Le richieste

Prepariamo le richieste al giornale, ai motori di ricerca, ai siti con le copie e ai fornitori di assistenti AI, ciascuna motivata e con i documenti. Le firmate voi, oppure le inviamo noi con una vostra delega scritta. Se c’è un’archiviazione, un non luogo a procedere o un proscioglimento, la domanda di annotazione in cancelleria la presentate voi o il vostro avvocato, con i documenti che prepariamo noi. Seguiamo ogni richiesta e sollecitiamo chi non risponde.

Verifica e, se serve, il passo successivo

Rifacciamo le ricerche sul vostro nome e vi consegniamo un resoconto: che cosa è cambiato, dove, che cosa resta. Se una richiesta viene respinta senza buone ragioni, valutate con il vostro avvocato il reclamo al Garante per la protezione dei dati personali (l’autorità pubblica che vigila sulla privacy) o il ricorso al giudice.

Le fasi, chi firma e i tempi

FaseChe cosa si faChi firmaTempi previsti dalla legge
1 · Richieste diretteRichieste al giornale, a Google e Bing, ai siti con le copie e ai fornitori di assistenti AI. Dopo un’archiviazione, un non luogo a procedere o un proscioglimento, anche l’annotazione in cancelleriaLe richieste le firmate voi, oppure le inviamo noi con la vostra delega scritta. L’annotazione in cancelleria la chiedete voi o il vostro avvocatoRisposta entro un mese, prorogabile di altri due spiegando perché. Per l’annotazione la legge non fissa un termine
2 · Reclamo, solo se la risposta è no o non arrivaReclamo al Garante per la protezione dei dati personali. A San Marino va all’Autorità Garante sammarinese, se la violazione è avvenuta nella RepubblicaVoi, oppure un avvocato con procuraIn Italia il Garante decide entro nove mesi, o dodici se servono approfondimenti. Il termine si sospende se il caso passa per un’altra autorità europea. A San Marino 90 giorni, prorogabili al massimo di due mesi
3 · Giudice, in alternativa al reclamo o contro la decisione del GaranteRicorso al tribunale. A San Marino, al giudice amministrativoSempre un avvocatoIn Italia, contro una decisione del Garante, ricorso entro 30 giorni (60 per chi risiede all’estero). Può richiedere anni
Tempi
Non promettiamo tempi più brevi di quelli che la legge dà a chi deve rispondere. A ogni passo vi diciamo che cosa stiamo aspettando, e da chi.
Che cosa riceverete
L’elenco dei posti in cui compare la notizia, la copia di ogni richiesta e di ogni risposta, il resoconto finale con le ricerche rifatte sul vostro nome. Se serve, anche una nota chiara, con le date e il provvedimento che ha chiuso la vicenda, da consegnare a chi vi deve valutare (una banca, un partner, chi vi assume): la rilegge il vostro avvocato.
Come si arriva a una proposta
Nessun listino pubblico: ogni caso è diverso. Il primo colloquio non impegna. Dopo la lettura del caso vi diciamo che cosa è realistico ottenere e, se ha senso procedere, arriva una proposta scritta con le richieste da fare, le fasi e il costo, prima di iniziare.
Potete farlo anche da soli?
Sì. Le richieste al giornale, a Google e ai siti per legge non si pagano, e potete presentarle voi: i moduli ufficiali sono nel riquadro delle norme, qui sotto. Il nostro lavoro è trovare tutte le copie, scegliere lo strumento giusto per ciascun posto, scrivere richieste che reggono e seguirle fino in fondo.
Chi fa la parte legale
Non siamo uno studio legale e non diamo pareri legali. Il reclamo al Garante lo firmate voi o un avvocato. Davanti al giudice serve sempre un avvocato. Per tutto ciò che è parte legale lavoriamo con il vostro.

05 · copia il link alla sezioneRiservatezza

Poche informazioni, poche persone

Su un tema così personale la riservatezza non è un dettaglio: è il modo di lavorare.

  • Nel modulo, nessun dettaglio. Bastano nome e recapito. Provvedimento, articoli e link si scambiano dopo il primo contatto, su un canale concordato con chi segue il caso.

  • Solo ciò che serve, e non tutto subito. Il provvedimento che ha chiuso il caso (se non l’avete sotto mano, lo ha il vostro avvocato), i link che conoscete, le varianti del vostro nome. Un documento d’identità solo se chi riceve la richiesta chiede di verificare che arrivi davvero da voi.

  • Una scadenza, se c’è. Un colloquio, una nomina, un fido, un contratto: ci aiuta a decidere da quale richiesta partire.

  • Poche persone, e sapete chi sono. Il caso lo leggono solo le persone che ci lavorano, indicate per nome. Su richiesta, prima di entrare nel merito, un accordo di riservatezza.

  • Nessuna pubblicità che vi segue. Il sito non usa cookie di profilazione né pixel pubblicitari, e ciò che ci scrivete non va a piattaforme pubblicitarie. Chi legge questa pagina non si ritrova poi inseguito da annunci su questo tema.

  • Alla fine, i documenti tornano a voi. Si restituiscono o si cancellano, come stabilito per iscritto all’inizio. Non raccontiamo i casi che ci affidate.

Su WhatsApp risponde un assistente AI di Strategic: va bene per un primo messaggio, non per i dettagli della vicenda.

06 · copia il link alla sezioneRiferimento

Che cosa dice la legge, in parole semplici

Le norme e le sentenze che contano per una notizia superata, ciascuna con la sua fonte.

Aggiornato il 28 settembre 2026

Il diritto all’oblio non cancella il passato: è il diritto «a non rimanere esposti, senza limiti di tempo, ad una rappresentazione non più attuale della propria persona» (Cassazione, sentenza 9147/2020). Si bilancia sempre con il diritto di cronaca. Nella pratica diventa tre richieste che si sommano: al giornale, ai motori di ricerca, a ogni sito che ha copiato la notizia.

Se…Che cosa prevede la leggeRiferimento
…il procedimento penale si è chiuso con archiviazione, non luogo a procedere o proscioglimentoPotete chiedere alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento di annotarlo. Con l’annotazione il provvedimento diventa un titolo, cioè un documento su cui fondare la richiesta ai motori di ricerca di non mostrare i contenuti sul procedimento nelle ricerche fatte a partire dal vostro nome. È una base forte, non un effetto automatico: il motore di ricerca valuta comunque il caso.Art. 64-ter disp. att. c.p.p. (D.Lgs. 150/2022, in vigore dal 30 dicembre 2022); Garante privacy, provv. 430/2023; Cass. civ., sez. I, ord. 34217/2025
…cercando il vostro nome esce ancora la notizia di un tempoPotete chiedere al motore di ricerca di non collegare più quel link al vostro nome. Vale per le ricerche sul nome, nelle versioni europee del motore. La pagina originale resta online e si trova ancora con altre parole.Artt. 17 e 21 Reg. (UE) 2016/679; Corte di giustizia UE, C-131/12 (13 maggio 2014) e C-507/17 (24 settembre 2019); Garante privacy, provv. 617/2023
…la notizia si ferma a una fase del procedimento ormai superataIl motore di ricerca deve valutare l’esito, il tempo trascorso e il ruolo pubblico. Anche quando non deindicizza, deve ordinare i risultati in modo che rispecchino la situazione giudiziaria attuale, con i link aggiornati per primi.Corte di giustizia UE, C-136/17 (24 settembre 2019)
…la notizia contiene informazioni inesatteIl motore di ricerca deve deindicizzare le informazioni manifestamente inesatte, se chi lo chiede porta prove adeguate. In linea di principio non serve una sentenza contro l’editore.Corte di giustizia UE, C-460/20 (8 dicembre 2022)
…l’articolo è nell’archivio online del giornale e non dice come è finitaUna notizia non aggiornata diventa «parziale e non esatta». Di norma l’articolo resta nell’archivio, ma potete chiedere che non sia trovabile dai motori di ricerca e, con una richiesta documentata, che venga aggiunta una nota a margine o in calce con l’esito finale.Cass. civ., sez. III, 5525/2012; Cass. civ., sez. I, ord. 2893/2023; Cass. civ., sez. I, 9147/2020; art. 16 Reg. (UE) 2016/679
…c’è stata un’assoluzione o un proscioglimentoPer il codice deontologico, che vincola i giornalisti sul piano disciplinare, il giornalista deve darne notizia con il giusto rilievo e in tempi adeguati, aggiornare le notizie valutando le richieste della persona interessata e facilitare la deindicizzazione quando ce ne sono i presupposti.Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, artt. 10 e 24 (in vigore dal 1° giugno 2025)
…la notizia è stata copiata da altri sitiOgni sito risponde per sé: la richiesta va fatta link per link. Se chi ha pubblicato i dati è tenuto a cancellarli, deve anche informare, con misure ragionevoli, gli altri siti che li hanno ripresi della vostra richiesta di cancellare link e copie.Art. 17, par. 2, Reg. (UE) 2016/679
…scrivete al giornale, a Google o a un sitoLa risposta è dovuta entro un mese, prorogabile di due mesi con motivazione, e la richiesta non si paga. In caso di rifiuto vanno indicati i motivi e la possibilità di reclamo.Art. 12, par. 3, 4 e 5, Reg. (UE) 2016/679
…la risposta è noPotete presentare reclamo al Garante oppure rivolgervi al tribunale con un avvocato: le due strade sono alternative. Il Garante decide entro nove mesi, o dodici se servono approfondimenti, e il termine si sospende se il caso passa per un’altra autorità europea. A San Marino c’è lo stesso diritto alla cancellazione. Se la violazione è avvenuta nella Repubblica, l’Autorità Garante sammarinese decide entro 90 giorni, prorogabili al massimo di due mesi.Artt. 77 e 79 Reg. (UE) 2016/679; artt. 140-bis, 143 e 152 D.Lgs. 196/2003; Legge 21 dicembre 2018 n. 171 (San Marino), artt. 17, 66 e 67

Dopo un’archiviazione o un’assoluzione: l’art. 64-ter in quattro punti

  1. Chi può chiederla. La persona nei cui confronti è stato emesso un provvedimento di archiviazione (decreto o ordinanza del giudice), una sentenza di non luogo a procedere o una sentenza di proscioglimento, come l’assoluzione.
  2. A chi. Alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento: per un’archiviazione, di solito l’ufficio del giudice per le indagini preliminari. La cancelleria controlla solo che il provvedimento sia di uno di questi tipi (nota del Ministero della giustizia del 7 settembre 2023).
  3. Che cosa si ottiene. Un’annotazione sul provvedimento, che lo rende un titolo: un documento su cui fondare la richiesta ai motori di ricerca, come Google e Bing, di non mostrare i contenuti sul procedimento nelle ricerche fatte a partire dal vostro nome. Riguarda anche gli articoli di giornale, non solo il provvedimento.
  4. Che cosa non fa. Non toglie nulla da sola e non è automatica: il motore di ricerca valuta comunque il caso e può dire di no. I link da togliere vanno indicati uno per uno. In un caso del 2022, prima ancora dell’art. 64-ter, il Garante ha però considerato l’archiviazione una base valida per la deindicizzazione, «a prescindere dal decorso del tempo», cioè senza guardare a quanto tempo era passato (provv. 227/2022).

I numeri, senza promesse

Quante richieste vengono accolte? Lo dicono i rapporti pubblici dei motori di ricerca.

  • Google, in tutta Europa (dal 29 maggio 2014 al 20 settembre 2026): tolto il 54,2% dei link valutati.
  • Google, in Italia: tolto il 45,6% dei link valutati, su 156.713 richieste.
  • Google, a San Marino: tolto il 40,6% dei link valutati, su 92 richieste.
  • Google, siti di notizie: tra aprile e giugno 2026, in tutti i Paesi, tolto il 61% dei link. Per la categoria «contenuti recenti», lo 0%.
  • Bing, primo semestre 2026: accolto il 45% dei link richiesti.

In parole semplici, circa un link su due viene tolto e l’altro no. Nessuno può promettere il risultato. Si può però preparare bene ogni richiesta e scegliere quelle che hanno basi solide.

Gli strumenti ufficiali, che potete usare anche da soli

Riquadro informativo, non costituisce parere legale: ogni caso va valutato a sé, e le azioni davanti al Garante o al giudice si fanno con un avvocato. L’art. 64-ter riguarda i procedimenti penali italiani. Se la notizia è su una testata italiana e vivete a San Marino, quale autorità è competente si valuta caso per caso con il vostro avvocato. Dati di Google aggiornati alla settimana del 20 settembre 2026, dati di Microsoft al 30 giugno 2026.

Fonti (consultate il 28 settembre 2026)

07 · copia il link alla sezionePrincipi

Cosa non facciamo

Il metodo è semplice: solo le richieste previste dalla legge, scritte con garbo e firmate da chi ne ha titolo.

  • Non promettiamo di far sparire una notizia. Di norma l’articolo resta nell’archivio del giornale: si chiede che sia aggiornato e che non esca più cercando il vostro nome. Se una testata decide di toglierlo, è una sua scelta.
  • Non promettiamo risultati né tempi. Decide chi riceve la richiesta, caso per caso. Dipende da noi che ogni richiesta sia completa e seguita fino alla risposta.
  • Non usiamo false segnalazioni. Niente finte violazioni del diritto d’autore (il copyright) né segnalazioni pretestuose alle piattaforme: solo le richieste previste dalla legge.
  • Non facciamo pressioni sulle redazioni. Niente minacce né toni ultimativi: una richiesta chiara, documentata, con le norme giuste. Una richiesta aggressiva rischia di diventare essa stessa una notizia.
  • Non riempiamo il web di contenuti di comodo per spingere in basso la notizia vera: niente articoli finti, siti creati apposta o recensioni comprate. Durano poco e, quando vengono scoperti, riportano la vicenda in primo piano.
  • Non siamo uno studio legale. Non diamo pareri legali: per la parte legale lavoriamo con il vostro avvocato.
  • Non accettiamo casi senza basi. Se la notizia è recente o la vicenda è ancora aperta, di solito prevale il diritto di cronaca: ve lo diciamo subito, senza avviare un lavoro inutile.
  • Non raccontiamo i casi che ci affidate. Nessun nome, nessun esempio riconoscibile. Un caso anonimo si racconta solo con il vostro consenso scritto.
Non si chiede di riscrivere il passato. Si chiede che la notizia dica com’è finita.

08 · copia il link alla sezioneDomande frequenti

Domande frequenti sul diritto all’oblio

Le domande che ci fanno più spesso, con risposte brevi e le norme da cui vengono.

Che cos’è il diritto all’oblio, in parole semplici?
È il diritto a non restare legati per sempre a una notizia che non racconta più chi siete oggi. La Cassazione lo descrive come il diritto «a non rimanere esposti, senza limiti di tempo, ad una rappresentazione non più attuale della propria persona» (sentenza 9147/2020). Lo prevedono l’art. 17 del regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) e, a San Marino, la legge 171/2018. Nel 2014 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito che vale anche per i motori di ricerca. Non cancella il passato, perché si bilancia con il diritto di cronaca. In pratica diventa quasi sempre tre richieste: al giornale si chiede di aggiornare la notizia, ai motori di ricerca di non mostrarla più quando si cerca il nome, ai siti che l’hanno copiata di toglierla.
Il procedimento è stato archiviato, o c’è stata un’assoluzione: si può far togliere la notizia da Google?
Si può chiedere, e con buone basi. Dal 30 dicembre 2022 c’è una norma apposita, introdotta dalla riforma Cartabia: l’art. 64-ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale. Vale per chi ha avuto un’archiviazione, una sentenza di non luogo a procedere o una sentenza di proscioglimento, che comprende l’assoluzione. In questi casi potete chiedere un’annotazione alla cancelleria, cioè all’ufficio del giudice che ha emesso il provvedimento. L’annotazione rende il provvedimento un titolo, cioè un documento su cui fondare una richiesta precisa ai motori di ricerca: non mostrare più i contenuti sul procedimento, articoli compresi, nelle ricerche fatte a partire dal vostro nome. Non è automatica: il motore di ricerca può ancora valutare il caso, come hanno chiarito il Garante e la Cassazione (ordinanza 34217/2025). In un caso del 2022 il Garante ha però considerato l’archiviazione una base valida per la deindicizzazione «a prescindere dal decorso del tempo», cioè senza guardare a quanto tempo era passato (provvedimento 227/2022). Insieme si chiede al giornale di aggiornare l’articolo con l’esito.
Si può far cancellare un articolo di giornale?
Di solito no, se la notizia era vera quando è stata pubblicata. Il giornale può tenerla nel suo archivio, perché la legge tutela la libertà di informazione e gli archivi di interesse pubblico (art. 17, par. 3, GDPR). Si possono però ottenere due cose importanti. La prima è una breve nota, in fondo all’articolo o a margine, che dica come è finito il procedimento: si ottiene con una richiesta documentata. La seconda è che l’articolo non si trovi più con i motori di ricerca, ma solo dentro l’archivio del giornale. Per la Cassazione sono proprio le condizioni perché l’articolo possa restare online (ordinanza 2893/2023). A volte la testata sceglie di togliere il nome o l’articolo. Succede, ma non è un diritto. Per le notizie false o diffamatorie il discorso cambia, e se ne occupa un avvocato.
Come si chiede a Google di togliere una notizia dalle ricerche sul proprio nome?
Con il modulo di Google per le richieste previste dalla legge europea sulla privacy. Per Bing c’è un modulo simile di Microsoft. Si indicano i link uno per uno, si spiega perché l’informazione non è più pertinente e si allegano i documenti, per esempio il provvedimento che ha chiuso il caso. Google esamina ogni richiesta e comunica l’esito per email, con una breve spiegazione se dice di no. Se la richiesta è accolta, il link non compare più cercando nome e cognome nelle versioni europee del motore. La pagina resta online e si trova ancora con altre parole. In Italia Google ha tolto il 45,6% dei link valutati, per questo conta prepararla bene.
Dopo quanti anni si può chiedere il diritto all’oblio, e quando non si applica?
La legge non fissa un numero di anni. Si guarda l’insieme: come è finito il procedimento, quanto tempo è passato dalla pubblicazione (Cassazione, sentenza 14488/2025), la gravità dei fatti, il ruolo pubblico della persona, se c’è ancora un interesse pubblico. In un caso di archiviazione il Garante ha ordinato la deindicizzazione «a prescindere dal decorso del tempo» (provvedimento 227/2022). In un altro caso, con articoli recentissimi e già aggiornati con l’esito, ha detto di no (provvedimento 430/2023). È invece difficile ottenerlo per le notizie recenti, per chi ha un ruolo pubblico o professionale legato al fatto, per i fatti gravi e quando l’articolo è già stato aggiornato con l’esito favorevole.
Quanto tempo ci vuole?
Dipende da chi deve rispondere, e nessuno può promettere tempi certi. Il giornale, Google, Bing e gli altri siti devono rispondere entro un mese dalla richiesta, e possono prorogare di altri due mesi spiegando perché (art. 12 GDPR). Se serve un reclamo al Garante, la legge gli dà nove mesi, dodici se servono approfondimenti, e il termine si sospende se il caso passa per un’altra autorità europea (per esempio quando chi tratta i dati ha la sede principale in un altro Paese dell’Unione): nei provvedimenti che abbiamo letto sono serviti da sette a dodici mesi. A San Marino l’Autorità Garante decide entro 90 giorni, prorogabili al massimo di due mesi. Per l’annotazione in cancelleria la legge non fissa un termine.
La notizia sparisce anche da ChatGPT e dagli altri assistenti AI?
Non da sola, e nessuno lo può garantire. Gli assistenti AI ripetono ciò che trovano. Se l’articolo resta online e collegato al nome, può tornare nelle risposte che citano il web. Per questo si lavora prima sulle fonti: giornale, motori di ricerca, copie. Poi, se un assistente riporta informazioni inesatte su una persona, se ne può chiedere la correzione o la rimozione a chi lo gestisce. Per ChatGPT la richiesta va a OpenAI, dal suo portale per la privacy. Per Gemini va a Google, dalla risposta stessa, con «Segnala un problema legale». OpenAI scrive che valuta le richieste «in base alla normativa vigente e alle capacità tecniche» dei suoi modelli. È una strada da percorrere, non una certezza.
Chiedere l’aggiornamento può riaccendere l’attenzione sulla vicenda?
Può succedere, ed è un rischio da prendere sul serio: in un caso esaminato dal Garante, la lite stessa aveva prodotto nuovi articoli e una rinnovata attenzione dei media (provvedimento 430/2023). Per questo scriviamo con toni professionali, senza minacce, e chiediamo prima di tutto l’aggiornamento con l’esito, che il codice deontologico dei giornalisti già prevede. L’ordine delle richieste si decide caso per caso, insieme a voi.
Vale anche per un imprenditore, un dirigente o un’azienda?
Per le persone sì: il diritto all’oblio lo esercita ciascuno per il proprio nome, anche chi guida un’azienda. Per chi ha un ruolo nella vita economica o pubblica, però, ottenerlo è più difficile. Se la notizia riguarda il ruolo che avete ancora oggi, o fatti recenti, i motori di ricerca e il Garante tendono a lasciarla. Conta molto l’esito: un’archiviazione o un’assoluzione pesano a vostro favore. Per il nome dell’azienda si chiede alla redazione, con i documenti, di completare la notizia con l’esito, e si può preparare una nota chiara da consegnare a banche, partner e clienti prima che la domanda arrivi.
A chi rivolgersi: serve un avvocato? E quanto costa?
Per le richieste al giornale, ai motori di ricerca e ai siti no: potete farle voi, o chi agisce per voi con una delega scritta, e per legge non si pagano (art. 12 GDPR). L’annotazione dell’art. 64-ter la chiede in cancelleria la persona interessata. Se avete ancora un avvocato che conosce il procedimento, è la persona giusta con cui prepararla. Il reclamo al Garante lo firmate voi o un avvocato con procura. Davanti al giudice serve sempre un avvocato. Noi non siamo uno studio legale, e per la parte legale lavoriamo con il vostro avvocato. Il nostro lavoro è il resto: trovare tutte le copie, scegliere lo strumento giusto per ciascun posto, scrivere richieste che reggono e seguirle fino alla risposta. Non c’è un listino pubblico, perché ogni caso è diverso. Il primo colloquio non impegna. Dopo la lettura del caso vi diciamo che cosa è realistico ottenere e, se ha senso procedere, arriva una proposta scritta con le richieste da fare, le fasi e il costo, prima di iniziare.

Le norme, con le fonti Le fasi e i tempi Comunicazione e intelligence per le aziende

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Dall’Osservatorio: notizie, reputazione e diritto all’oblio

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Da dove si comincia? Da poche righe, senza dettagli

Bastano il vostro nome, un’email e, se preferite essere richiamati, un telefono. Nel testo scrivete solo per chi è la richiesta, se c’è una scadenza e come preferite essere ricontattati. Non serve raccontare la vicenda: ne parliamo dopo, con calma, su un canale riservato. Poi vi diciamo con franchezza se e come si può procedere, e con quali costi, prima di qualsiasi impegno. Rispondiamo per email, di norma entro due giorni lavorativi.

Nel modulo non scrivete numeri di procedimento, accuse, atti, nomi di altre persone né link agli articoli. Servono dopo, e si scambiano su un canale concordato con chi segue il caso. La richiesta la legge una persona di Strategic, e nulla viene pubblicato né usato per pubblicità. Il modulo non è un canale d’emergenza.

Su WhatsApp risponde un assistente AI di Strategic. Non va usato per informazioni riservate.

La vostra richiestaINTDiritto all’oblio

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