Esposizione digitale dei vertici: che cosa si trova in rete su chi dirige e come ridurla
Registri pubblici, profili professionali, interviste, foto di viaggio, vecchie violazioni di dati: su chi dirige un’azienda la rete dice molto. Che cosa si trova sulle fonti aperte, perché conta e come si riduce il rischio senza sparire.

Su chi dirige un’azienda la rete dice più di quanto si pensi: cariche e partecipazioni nei registri pubblici, carriera e contatti sui profili professionali, voce e volto in interviste e convegni, abitudini e luoghi nelle foto proprie e dei familiari, indirizzi email comparsi in vecchie violazioni di dati. Messe insieme, queste informazioni rendono più credibili i messaggi truffa, più facili i furti d’identità e più mirati gli attacchi all’azienda. L’esposizione digitale dei vertici si riduce con un metodo: una mappa di ciò che è pubblico, fatta con il consenso della persona e solo su fonti aperte; la rimozione di ciò che non serve; regole semplici per ciò che resta; controlli periodici. Non si tratta di sparire dalla rete, ma di decidere che cosa ci resta.
Perché l’esposizione di chi dirige riguarda l’azienda?
Perché molti attacchi cominciano da un messaggio. Nel rapporto 2025 dell’ENISA, l’agenzia europea per la cybersicurezza, il phishing nelle sue varie forme, telefonate ingannevoli comprese, è il primo vettore d’ingresso, con circa il 60% dei casi osservati. Il National Cyber Security Centre britannico avverte che i criminali usano l’impronta digitale di una persona, cioè l’insieme delle informazioni che la riguardano in rete, per rubarne l’identità o rendere più convincenti i loro messaggi.
Chi dirige è un bersaglio particolarmente redditizio. Può autorizzare pagamenti e accessi, è riconoscibile, e il suo nome convince i collaboratori. Le informazioni su di lui servono a scrivere a un fornitore con il tono giusto, a creare un profilo falso a suo nome, a prevedere quando sarà in viaggio e irraggiungibile, a preparare pressioni in una trattativa o una campagna contro la sua reputazione. Interviste e video forniscono anche campioni di voce e immagine, da cui un’imitazione può partire.
Che cosa si trova, di solito, su chi dirige?
| Fonte | Che cosa espone | Perché conta |
|---|---|---|
| Registro delle imprese e atti pubblici | Cariche, soci, partecipazioni in altre società | Mappa di interessi e relazioni, utile a chi prepara richieste verosimili |
| Sito aziendale, comunicati, organigrammi | Nomi, ruoli, formato degli indirizzi email | Permette di indovinare gli indirizzi e di scrivere all’ufficio giusto |
| Profili professionali | Carriera, collaboratori, fornitori, eventi | Base per falsi selezionatori e contatti di cortesia |
| Interviste, convegni, podcast | Voce, volto, progetti, opinioni | Materiale per imitazioni e messaggi credibili |
| Profili personali e dei familiari | Casa, scuole, vacanze in corso, sport | Sicurezza fisica, assenze prevedibili, risposte alle domande di sicurezza |
| Violazioni di dati passate | Email e password esposte | Accesso agli account dove le password sono riutilizzate |
| Articoli, forum, recensioni | Vicende passate, giudizi | Appigli per campagne reputazionali |
Una parte di queste informazioni è pubblica per legge: la visura camerale, per esempio, riporta amministratori, sindaci, titolari di altre cariche e soci. Non si può togliere, ma si può sapere che è lì.
C’è poi un limite che vale per tutto. Nel 2022 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dichiarato invalida la norma che rendeva accessibili a chiunque i dati sui titolari effettivi delle società, osservando che, una volta messi a disposizione del pubblico, i dati possono essere non solo consultati, ma anche conservati e diffusi. Ciò che è uscito una volta può restare in copie che nessuno controlla: per questo la prevenzione conta più della rimozione.
Come si misura l’esposizione senza indagare sulle persone?
Con un perimetro stretto, scritto prima di cominciare:
- Solo chi lo chiede o lo accetta. La mappa riguarda i vertici che danno il consenso e collaborano, fornendo nomi, indirizzi e profili da cui partire.
- Solo fonti aperte e lecite. Si guarda ciò che chiunque può trovare: nessun accesso a profili privati, nessun pretesto, nessun contatto con terzi. In Italia raccogliere informazioni per conto di privati richiede la licenza del prefetto prevista dall’articolo 134 del TULPS: la mappa dell’esposizione non è un’indagine e non va trasformata in una.
- I familiari non sono oggetto di analisi. Se dalle fonti aperte emergono loro contenuti che espongono il dirigente, si segnalano a lui, che decide con la famiglia.
- Dati trattati al minimo. La mappa è a sua volta un trattamento di dati personali: base giuridica, informativa, pochi destinatari, cancellazione a fine lavoro, con il responsabile della protezione dei dati se è stato nominato.
Il risultato non è un dossier, ma un elenco di azioni. Ogni elemento trovato va in una di tre colonne: da togliere, da governare, da sorvegliare.
Come si riduce il rischio?
Togliere ciò che non serve. Numeri di cellulare in vecchi elenchi, indirizzo di casa, copie di documenti, email personali. Si chiede la rimozione ai siti che li pubblicano e, dove ne ricorrono le condizioni, si esercita il diritto alla cancellazione previsto dall’articolo 17 del GDPR. Per i motori di ricerca vale il diritto alla deindicizzazione riconosciuto dalla Corte di giustizia nel 2014 e precisato dalle linee guida del Comitato europeo per la protezione dei dati. Google offre, dove disponibile, uno strumento chiamato «Risultati che ti riguardano» per trovare e chiedere di togliere dai risultati numeri di telefono, indirizzi di casa ed email, e moduli per numeri di documenti, dati bancari, firme e credenziali. Toglie però solo i risultati della ricerca: il contenuto resta sul sito finché non lo cancella chi lo pubblica.
Proteggere gli account. Verifica in due passaggi su tutti gli account, personali compresi, password diverse per ogni servizio, indirizzi di recupero non pubblici, account personali separati da quelli aziendali. Se un indirizzo compare in violazioni note, si cambiano subito le password collegate: una password riciclata, come nel racconto dell’imbianchino digitale, apre più porte di quanto sembri.
Dare regole a ciò che resta. Viaggi e assenze si pubblicano dopo, non durante. Le foto non mostrano indirizzi, targhe o badge. I profili professionali non elencano fornitori e sistemi in uso. Le slide dei convegni non contengono organigrammi con contatti diretti. Il sito aziendale pubblica ruoli e caselle di reparto, non i cellulari dei dirigenti.
Rendere inutile l’imitazione. Nessuna richiesta di pagamento o di cambio delle coordinate bancarie si esegue senza una verifica su un secondo canale già noto, chiunque sembri il mittente. Collaboratori e fornitori principali sanno da quali canali il vertice non chiede mai operazioni riservate.
Sorvegliare. I profili falsi a nome dei vertici si segnalano alle piattaforme, conservando le prove; il Digital Services Act obbliga i servizi di hosting ad avere meccanismi di segnalazione per i contenuti illegali. Se un contenuto è diffamatorio o una notizia è sbagliata, entrano in gioco i legali e, per la stampa, la richiesta di rettifica. La mappa si ripete una volta l’anno e in occasione di nomine, operazioni straordinarie o periodi di forte esposizione.
Scenario tipico. Un gruppo industriale sta per annunciare il nuovo amministratore delegato. Prima dell’annuncio, con il suo consenso, si fa la mappa: il cellulare compare nell’elenco pubblico di un’associazione sportiva, l’email personale in due violazioni di dati note, la casa in alcune foto pubblicate da un familiare. Si chiede la rimozione del numero, si cambiano le password, si attiva la verifica in due passaggi, si concorda in famiglia che cosa lasciare visibile. Nella settimana dell’annuncio compare un profilo falso con la sua foto che scrive ad alcuni fornitori per un’operazione «riservata». I fornitori erano stati avvisati: nessuno risponde, e il profilo viene segnalato alla piattaforma con le prove raccolte.
Chi se ne occupa in azienda?
Nessuno da solo. La direzione decide il perimetro e chi è incluso. Sicurezza informatica e IT seguono account e verifiche. La comunicazione governa interviste e presenze pubbliche. Il legale e il responsabile della protezione dei dati curano rimozioni e basi giuridiche. Le segreterie custodiscono agende e viaggi. E il dirigente stesso, che è l’unico a poter cambiare le proprie abitudini. Quando l’esposizione diventa una crisi aperta valgono le regole delle prime ore di una crisi reputazionale.
In sintesi
- Registri, profili, interviste, foto e vecchie violazioni compongono un ritratto di chi dirige che chiunque può ricostruire.
- Quel ritratto rende più credibili phishing, profili falsi e pressioni, e riguarda l’azienda, non solo la persona.
- La mappa dell’esposizione si fa con il consenso dell’interessato, solo su fonti aperte e senza analizzare i familiari.
- Si toglie il superfluo, si proteggono gli account, si danno regole a ciò che resta, si sorvegliano le imitazioni.
- Ciò che è pubblico una volta può restare in copie altrui: la prevenzione vale più della rimozione.
Domande frequenti
Si può far sparire un dirigente dalla rete?
No, e non sarebbe utile. Le cariche nei registri pubblici e le notizie vere di interesse pubblico restano. Si riducono i dati personali che non servono a nessuno e si governa il resto.
La mappa dell’esposizione è un’indagine sulla persona?
No. Riguarda solo ciò che è pubblicamente accessibile, si fa con il consenso e la collaborazione del dirigente e serve a proteggerlo. Le attività che in Italia richiedono la licenza prevista dal TULPS sono un’altra cosa.
Riguarda anche i consiglieri di amministrazione?
Può riguardarli, se lo accettano: anche loro compaiono nei registri pubblici e possono essere imitati. Il perimetro si decide con la direzione, persona per persona.
Verificare, con il consenso degli interessati, quali informazioni personali dei vertici sono pubbliche senza motivo e come ridurle fa parte del lavoro su reputazione online e contenuti falsi della divisione Comunicazione e intelligence di Strategic, solo su fonti aperte e insieme ai legali dell’azienda.
Fonti
Consultate il 16 settembre 2026.
- ENISA, Threat Landscape 2025, ottobre 2025
- National Cyber Security Centre, Social Media: how to use it safely
- Registro Imprese, Visura camerale ordinaria e storica e certificato
- Corte di giustizia dell’Unione europea, comunicato stampa n. 188/22 sulle cause riunite C-37/20 e C-601/20, 22 novembre 2022
- Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza del 13 maggio 2014, causa C-131/12, EUR-Lex
- Comitato europeo per la protezione dei dati, Guidelines 5/2019 on the criteria of the Right to be Forgotten in the search engines cases under the GDPR
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), articolo 17, EUR-Lex
- Google, Rimuovi le mie informazioni private dalla Ricerca Google
- Google, Trovare e rimuovere i dati di contatto personali nei risultati della Ricerca Google
- R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS), articolo 134, Normattiva
- Regolamento (UE) 2022/2065 (Digital Services Act), articolo 16, EUR-Lex
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