Per la legge italiana un’impresa è in crisi quando è probabile che diventi insolvente, e lo si vede da un dato preciso: la cassa prevista non basta a pagare i debiti dei dodici mesi successivi. Un bilancio in utile non basta a escluderlo.
I primi segnali sono comportamenti, non numeri: il fornitore storico che chiede un anticipo «solo per questo ordine», la banca che al rinnovo del fido vuole una garanzia in più, i clienti che pagano ogni mese un po’ più tardi, i pagamenti decisi in base a chi insiste di più.
Aspettare che i numeri lo confermino ha un costo: ogni mese che passa chiude una porta. Finché banche e fornitori sono disposti a parlare si lavora con strumenti leggeri e riservati. Quando arrivano i decreti ingiuntivi, restano strade più lente, più pubbliche e più costose.
I segnali d’allarme indicati dalla legge sono quattro, riassunti qui sotto. Fonti: D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), art. 2, comma 1, lett. a), art. 3, comma 4, e art. 25-novies; codice civile, art. 2086, secondo comma. Testo vigente consultato su Normattiva il 16 settembre 2026.
Scenario tipico
Un’azienda meccanica ha un cliente principale che da qualche mese ordina meno. Il fatturato dell’anno tiene, il bilancio è ancora in utile. Ma gli incassi slittano, al rinnovo del fido la banca chiede una garanzia personale dei soci e il fornitore dell’acciaio passa al pagamento anticipato. In amministrazione si decide ogni settimana chi pagare per primo.