Quanto costa un penetration test?
Dipende dal perimetro: quante applicazioni e quanti indirizzi si provano, se il test parte dall’esterno o con le credenziali di un utente, quanto lavoro manuale serve. Per questo non c’è un listino. Il primo colloquio non impegna. Se c’è un lavoro da fare, arriva una proposta scritta per l’analisi iniziale, di norma una o due giornate di lavoro con le persone coinvolte. Dopo l’analisi arriva la proposta per il progetto, con fasi, tempi e costi.
Come si capisce se la nostra azienda rientra nella NIS2?
Si incrociano il settore di attività, confrontato con gli allegati del D.Lgs. 138/2024, e la dimensione: di regola la norma riguarda medie e grandi imprese, con eccezioni come i servizi DNS, e l’ACN può identificare altri soggetti. Chi rientra si registra ogni anno tra gennaio e febbraio. Conviene decidere con il legale.
Siamo fornitori di un’azienda soggetta alla NIS2: quali obblighi abbiamo?
Nessun obbligo diretto per il solo fatto di esserne fornitori, salvo che la vostra attività rientri a sua volta nella norma, come i servizi gestiti. Il cliente però deve gestire i rischi dei fornitori (art. 24 del D.Lgs. 138/2024) e ve lo chiederà con questionari, clausole e richieste di evidenze, a cui conviene rispondere con misure verificate.
Esiste un certificato che attesti l’adeguamento alla NIS2?
Non esiste un certificato che dichiari un’azienda in regola con la NIS2 nel suo insieme. La norma prevede obblighi sotto la vigilanza dell’ACN, che può richiedere certificazioni europee solo per singoli prodotti, servizi o processi (art. 27). Una verifica esterna documenta misure e lacune, ma non vale come attestato.
Una società di San Marino può svolgere verifiche su sistemi e dati di aziende italiane?
Sì, alle condizioni di qualunque fornitore: autorizzazione scritta di chi ha titolo sui sistemi, perché in Italia l’accesso abusivo è reato (art. 615-ter del codice penale), e un accordo secondo il GDPR per gli eventuali dati personali. Si lavora da remoto e, quando serve, anche in azienda.