Il protocollo vuole sapere se l’AI può riassumere la posta in arrivo. L’ufficio tributi si chiede se un assistente può aiutare a rispondere ai cittadini. L’ufficio tecnico vuole ritrovare in fretta l’articolo giusto di un regolamento. Il responsabile della protezione dei dati deve sapere quali documenti finiscono in quali strumenti.
Su un punto la legge italiana sull’intelligenza artificiale, la 132 del 2025, è chiara. Negli enti pubblici l’AI è uno strumento di supporto. La persona che decide resta l’unica responsabile dei provvedimenti. La stessa legge chiede alle amministrazioni misure tecniche, organizzative e formative per un uso responsabile.
Per questo la formazione parte dal lavoro di ogni ufficio: che cosa fa, con quali atti, che cosa deve sapere per usare l’AI con regole chiare.
Scenario tipico
Un Comune organizza un incontro introduttivo sull’intelligenza artificiale, uguale per tutti gli uffici. Qualche settimana dopo un impiegato incolla in un assistente AI, con il suo account personale, la bozza di una delibera che contiene dati personali. Nessuno gli aveva detto quali documenti poteva usare, né con quale strumento.
Che cosa chiedono le norme