Attacco ransomware in corso: che cosa fare nelle prime quattro ore
File cifrati e una richiesta di riscatto: le decisioni delle prime quattro ore, dal contenimento al comitato di crisi, dalle prove alle notifiche, fino alla scelta più delicata, quella sul riscatto.

Nelle prime quattro ore di un attacco ransomware, cioè di un programma che cifra i dati e chiede un riscatto per restituirli, contano quattro mosse in quest’ordine: fermare la propagazione isolando i sistemi colpiti senza cancellare le tracce, riunire le persone che hanno il potere di decidere, capire che cosa è stato cifrato e che cosa è stato portato fuori, far partire il conto dei termini di notifica. La decisione sul riscatto arriva dopo, con i legali, e non si prende al buio. Quattro ore non sono una scadenza di legge: sono il tempo in cui un incidente grave può ancora restare contenuto.
Perché le prime ore pesano così tanto?
Per tre ragioni. L’attaccante spesso è ancora nella rete e può colpire altri sistemi, comprese le copie dei dati. Le tracce che dicono da dove è entrato stanno nella memoria dei sistemi accesi e si perdono in fretta. E per le aziende soggette alla NIS2 il termine del primo avviso alle autorità decorre da quando si viene a conoscenza dell’incidente.
Scenario tipico. Alle tre di notte l’addetto del magazzino vede i file del server condiviso cambiare nome uno dopo l’altro, poi compare una schermata con un conto alla rovescia e le istruzioni per pagare. L’istinto è staccare la corrente a tutto: comprensibile, ma quasi sempre sbagliato.
Molti gruppi, prima di cifrare, copiano i dati e minacciano di pubblicarli: è la doppia estorsione. Ripristinare dalle copie quindi non basta: resta da capire che cosa è uscito.
Spegnere o isolare?
Isolare. Isolare significa staccare dalla rete i sistemi colpiti, con il cavo, il Wi-Fi o un blocco sugli apparati di rete, lasciandoli accesi. Se i sistemi coinvolti sono molti, la guida #StopRansomware dell’agenzia statunitense per la sicurezza informatica (CISA) indica di scollegare la rete a livello degli switch, gli apparati che la smistano. La stessa guida prevede di spegnere i dispositivi solo quando non si riesce a scollegarli, per impedire che l’infezione si allarghi.
La memoria di un sistema acceso conserva processi attivi, connessioni e talvolta le chiavi usate dall’attacco: per questo la CISA raccomanda di acquisire un’immagine del disco e della memoria di alcuni dispositivi colpiti, e per questo non si reinstalla, non si cancella e non si riavvia «per vedere se riparte». La guida suggerisce anche di coordinare l’isolamento parlandosi per telefono, per non avvertire l’attaccante che è stato scoperto.
Che cosa fare nella prima ora?
- Isolare in modo coordinato i sistemi colpiti e quelli che dialogano con loro, annotando ogni azione.
- Proteggere le copie dei dati. Scollegare i sistemi di backup raggiungibili dalla rete, sospenderne gli accessi, verificare se esistono copie immutabili, cioè che per un periodo stabilito non si possono modificare né cancellare. Perché le copie reggano servono le regole raccontate nel backup del nonno.
- Chiudere gli ingressi più usati dagli attaccanti: account amministrativi sospetti, accessi remoti dei fornitori, collegamenti tra sedi. Le nuove credenziali si impostano da un dispositivo pulito.
- Aprire il registro dell’incidente: ora della scoperta, chi ha visto che cosa, ogni decisione con il suo autore. Servirà per le notifiche, per l’assicurazione e per le autorità.
- Convocare il comitato di crisi su canali che non passano dai sistemi colpiti: posta e chat aziendali potrebbero essere lette da chi è entrato.
Chi decide, e chi parla, nella seconda ora?
Il comitato di crisi è il gruppo ristretto che prende le decisioni durante l’incidente. Funziona se i ruoli sono stati scritti prima.
| Ruolo | Che cosa decide o fa |
|---|---|
| Vertice aziendale o suo delegato | Fermi della produzione, spese straordinarie, decisione finale sul riscatto |
| Responsabile IT e sicurezza | Contenimento, stato dei sistemi e delle copie, ordine di ripartenza |
| Specialisti di risposta agli incidenti, interni o esterni | Analisi forense e ricostruzione dell’attacco |
| Legale | Notifiche, rapporti con le autorità, contratti, verifica delle sanzioni internazionali |
| Responsabile della protezione dei dati (DPO), se nominato | Valutazione del rischio per le persone e della notifica al Garante |
| Comunicazione | Messaggi a dipendenti, clienti, fornitori e stampa |
| Assicurazione, se esiste una polizza sui rischi informatici | Va avvisata nei termini della polizza; molte polizze chiedono di concordare i fornitori da incaricare |
Ai dipendenti serve subito un messaggio breve: che cosa non toccare, quali canali usare, a chi segnalare anomalie, senza ipotesi sulle cause. Verso l’esterno, la sequenza della crisi reputazionale nelle prime quattro ore vale anche qui, coordinata con chi gestisce l’incidente.
In parallelo parte la raccolta forense: copie dei dischi e della memoria dei sistemi più rappresentativi, registri di rete, degli accessi, della posta e degli apparati di sicurezza. Ogni prova va accompagnata dalla catena di custodia, la traccia scritta di chi l’ha raccolta, quando e come è stata conservata: senza, il suo valore davanti a un giudice o a un perito si indebolisce. Perché i registri siano utili bisogna averli conservati prima, come spiega Sherlock Holmes e il file di log.
Quanto è grande il danno, tra la seconda e la quarta ora?
Il lavoro procede su due binari.
- Il binario tecnico. Quale famiglia di ransomware è coinvolta, da dove è entrato l’attacco, quali account ha usato, qual è l’ultima copia integra e quanto richiede il ripristino. Sul portale No More Ransom, promosso da Europol e dalla polizia olandese, si verifica se esiste uno strumento di decifratura pubblico.
- Il binario dei dati. Che cosa è uscito. Si cercano nei registri i trasferimenti anomali delle settimane precedenti e si controllano i siti su cui i gruppi criminali rivendicano gli attacchi, dove spesso compaiono il nome dell’azienda e campioni dei dati. Sono gli stessi segnali esterni che, osservati prima, aiutano a scoprire le intrusioni in tempo.
Alla fine della quarta ora il quadro è incompleto ma utile: sistemi colpiti, copie disponibili, tempi di ripartenza, indizi sui dati sottratti.
Quali notifiche scattano, e quando?
| Chi | A chi | Termine | Riferimento |
|---|---|---|---|
| Soggetti NIS2, per un incidente significativo | CSIRT Italia, tramite il portale dell’ACN | Primo avviso entro 24 ore dalla conoscenza, notifica entro 72 ore, relazione finale entro un mese | D.Lgs. 138/2024, art. 25 |
| Ogni titolare di dati personali, se la violazione comporta rischi per le persone | Garante per la protezione dei dati personali | Entro 72 ore dalla conoscenza, ove possibile | GDPR, art. 33 |
| Titolare, se il rischio per le persone è elevato | Persone coinvolte | Senza ingiustificato ritardo | GDPR, art. 34 |
| Ogni azienda | Polizia Postale | Denuncia appena possibile | — |
| Chi ha obblighi contrattuali | Clienti, partner, assicurazione | Secondo contratti e polizze | Contratti |
Secondo le domande frequenti dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, l’obbligo di notifica vale dopo nove mesi dalla comunicazione di inserimento per chi è entrato nell’elenco NIS nel 2025, e dal 1° gennaio 2027 per chi vi entra nel 2026. Le notifiche al CSIRT Italia e al Garante sono distinte e possono servire entrambe. Per le imprese sammarinesi il riferimento sui dati personali è la Legge 21 dicembre 2018, n. 171; il resto va valutato caso per caso.
Pagare il riscatto?
È una decisione di vertice, non tecnica, e si prende con alcuni punti fermi.
- Pagare non garantisce nulla. La chiave può non arrivare o funzionare solo in parte, e i dati sottratti restano nelle mani dei criminali. Il portale No More Ransom consiglia di non pagare.
- Le sanzioni internazionali contano. Il 24 giugno 2024 il Consiglio dell’Unione europea ha inserito nel regime di sanzioni contro gli attacchi informatici anche persone legate ai programmi Conti e Trickbot. Ai soggetti europei è vietato mettere fondi a disposizione delle persone elencate: pagare un gruppo sanzionato può violare questo divieto. La verifica spetta ai legali.
- Nessun contatto improvvisato. Prima di qualsiasi scambio con gli attaccanti, il comitato stabilisce chi parla, con quale mandato e con quali consulenti.
- La decisione si mette per iscritto, con le alternative valutate, e se ne informano assicurazione e autorità.
Che cosa preparare prima che succeda?
- Un piano di poche pagine, anche su carta, con ruoli, sostituti, numeri di telefono e ordine di ripartenza dei sistemi.
- Copie isolate e un ripristino provato davvero, con i tempi misurati.
- Accordi già firmati con specialisti di risposta agli incidenti e legali.
- Un’esercitazione a tavolino con il vertice almeno una volta l’anno.
- Strumenti di sicurezza configurati e seguiti nel tempo, anche quelli acquistati con un contributo: il bando paga la fattura, non la sicurezza.
In sintesi
- Nella prima ora si isola, non si spegne, salvo quando un sistema non si riesce a scollegare.
- Le copie dei dati vanno protette subito, prima che l’attaccante le raggiunga.
- Il comitato di crisi si riunisce su canali esterni ai sistemi colpiti, con ruoli scritti prima.
- Le prove si raccolgono con la catena di custodia; tra la seconda e la quarta ora si capisce che cosa è cifrato e che cosa è uscito.
- NIS2 e GDPR hanno termini e destinatari diversi: 24 ore, 72 ore e un mese verso il CSIRT Italia, 72 ore verso il Garante.
- Sul riscatto decide il vertice, con i legali, verificando le sanzioni internazionali.
Domande frequenti
Bisogna spegnere i computer colpiti da un ransomware?
Di regola no: si staccano dalla rete e si lasciano accesi, perché la memoria conserva tracce utili all’analisi. La guida #StopRansomware della CISA prevede lo spegnimento solo per i dispositivi che non si riescono a scollegare, per fermare la propagazione. In ogni caso non si reinstalla e non si cancella nulla prima della raccolta delle prove.
Da quando decorrono le 24 ore previste dalla NIS2?
Dal momento in cui l’azienda viene a conoscenza di un incidente significativo, non da quando l’attacco è iniziato. Entro 24 ore va inviato al CSIRT Italia il primo avviso, entro 72 ore la notifica ed entro un mese la relazione finale, secondo l’articolo 25 del decreto legislativo 138/2024.
Si può pagare il riscatto?
Pagare non garantisce il recupero dei dati né la loro cancellazione, e può violare le sanzioni internazionali se il destinatario è un soggetto sanzionato dall’Unione europea o da altri Stati. Per questo la scelta spetta al vertice, dopo il parere dei legali, informando assicurazione e autorità e documentando le alternative valutate.
Scrivere il piano, assegnare i ruoli e provarli con la direzione, poi affiancare l’azienda nella gestione e nell’analisi forense di un incidente: è il lavoro della divisione Cybersecurity di Strategic; per la parte pubblica della crisi c’è la divisione Comunicazione e intelligence. Il modulo di contatto del sito non è un canale d’emergenza: durante un incidente valgono i contatti scritti nel proprio piano e le autorità.
Fonti
- CISA, #StopRansomware Guide
- Decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 138, Normattiva, art. 25
- Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Domande frequenti NIS – Misure e notifiche di base
- CSIRT Italia, portale segnalazioni dell’ACN
- Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), EUR-Lex, artt. 33 e 34
- Consiglio dell’Unione europea, comunicato del 24 giugno 2024 sulle sanzioni per attacchi informatici
- Regolamento (UE) 2019/796, misure restrittive contro gli attacchi informatici, EUR-Lex
- No More Ransom, iniziativa di Europol e della polizia olandese
- Polizia Postale, Commissariato di P.S. online
- Consiglio Grande e Generale, Legge 21 dicembre 2018, n. 171
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