Al contenuto

STRATEGICRepubblica di San Marino

Contatti
STRCrisi e risanamento

Segnali di crisi d’impresa: che cosa arriva prima del bilancio e che cosa dice la legge

Pagamenti decisi in base a chi insiste, fornitori che chiedono anticipi, banche più caute: i segnali di crisi che si vedono mesi prima del bilancio, i quattro indicatori fissati dalla legge e dieci domande di autodiagnosi.

Redazione Strategic 27 luglio 2026 Aggiornato il 16 settembre 2026 7 min di lettura
Segnali di crisi d’impresa: che cosa arriva prima del bilancio e che cosa dice la legge

I primi segnali di una crisi d’impresa arrivano mesi prima del bilancio: pagamenti decisi in base a chi insiste di più, clienti che pagano sempre più tardi, fornitori che chiedono anticipi, banche che al rinnovo del fido vogliono garanzie in più. Dal 2022 la legge italiana indica anche quattro segnali d’allarme precisi, legati a stipendi, fornitori, banche ed enti pubblici. Chi li legge per tempo ha ancora a disposizione gli strumenti più leggeri per rimettere l’azienda in equilibrio.

Scenario tipico. Il commercialista chiama più spesso del solito, «per fare due chiacchiere». La riunione sul budget viene rinviata per la terza volta. Il fornitore storico chiede il pagamento anticipato «solo per questo ordine». Nessuno di questi episodi, da solo, dice molto. Insieme dicono quasi tutto, e il bilancio, quando arriva, racconta un anno già passato.

Che cosa si intende per crisi, secondo la legge?

Per il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la crisi è lo stato che rende probabile l’insolvenza e si manifesta con flussi di cassa previsti non sufficienti a pagare i debiti dei dodici mesi successivi (art. 2). La definizione guarda avanti, non indietro: un bilancio in utile non basta a escludere la crisi, se la cassa dei prossimi mesi non regge.

Il codice civile aggiunge un dovere preciso. Chi amministra una società deve dotarla di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato anche a rilevare per tempo la crisi, e deve attivarsi senza indugio quando la rileva (art. 2086). Leggere i segnali, quindi, non è solo prudenza: è parte del lavoro di chi guida l’impresa.

Quali segnali arrivano da dentro l’azienda?

Sono i segnali che tutti notano e che nessuno mette in fila:

  • la tesoreria rincorre le urgenze: si paga chi insiste di più, non chi scade prima. Quando i pagamenti smettono di seguire un piano, il problema non è solo di liquidità, ma di controllo;
  • i clienti pagano sempre più tardi e nessuno se ne lamenta, perché il fatturato «tiene»;
  • gli investimenti vengono rinviati «per prudenza», senza una data;
  • il budget si rivede più volte nello stesso anno, sempre al ribasso;
  • la chiusura dei conti mensili slitta e i numeri arrivano quando non servono più;
  • cambiano le domande della direzione: non più «come cresciamo», ma «quanto siamo solidi».

Quando i vertici smettono di parlare di crescita e cominciano a parlare di tenuta, la crisi è già entrata nella stanza, anche se il bilancio non la mostra ancora.

Quali segnali arrivano da fuori?

Altri segnali non dipendono da come l’azienda si guarda, ma da come la guardano gli altri:

  • la banca chiede garanzie in più su fidi che prima rinnovava senza discutere: ha già fatto la sua valutazione e l’ha scritta nelle condizioni;
  • i fornitori accorciano i termini o chiedono anticipi. Spesso dietro c’è l’assicuratore del credito, che ha ridotto il fido accordato al fornitore su quel cliente: l’informazione non è pubblica, ma arriva proprio a chi vende a credito, prima che al consiglio di amministrazione del cliente;
  • le persone più brave cominciano a guardarsi intorno: sentono la tensione prima che venga dichiarata;
  • i pagamenti di contributi e imposte slittano, e prima o poi arriva una segnalazione.

Un consiglio pratico: l’impresa può chiedere gratuitamente alla Banca d’Italia i propri dati della Centrale dei rischi, gli stessi che vedono le banche, e può abbonarsi per riceverli ogni mese. È un modo semplice per sapere come il sistema bancario vede l’azienda.

Quali sono i segnali d’allarme indicati dalla legge?

Il Codice della crisi (art. 3, comma 4) indica quattro segnali che gli assetti dell’impresa devono far emergere:

Area Il segnale previsto dalla legge
Stipendi Retribuzioni scadute da almeno trenta giorni per oltre la metà del totale mensile
Fornitori Debiti scaduti da almeno novanta giorni, di importo superiore a quelli non ancora scaduti
Banche Esposizioni scadute da più di sessanta giorni, o fido superato da almeno sessanta giorni, se pari almeno al 5% del totale verso banche e intermediari
Enti pubblici Debiti con INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate o Agenzia delle Entrate-Riscossione oltre le soglie che obbligano questi enti a segnalarlo all’impresa

Accanto a questi, altri due meccanismi possono accendere l’allarme dall’esterno. L’organo di controllo, per esempio il collegio sindacale, deve segnalare per iscritto all’organo amministrativo la presenza dei presupposti per una composizione negoziata (art. 25-octies). E i creditori pubblici qualificati, cioè gli enti della tabella, inviano una segnalazione quando i debiti superano le soglie di legge (art. 25-novies).

Sulla piattaforma nazionale della composizione negoziata, gestita dalle Camere di commercio, è disponibile anche un test pratico per verificare se il risanamento è ragionevolmente perseguibile.

Autodiagnosi: dieci domande per il consiglio di amministrazione

  1. Esiste una previsione di cassa per i prossimi dodici mesi, aggiornata nell’ultimo mese?
  2. Si sa, oggi, in quale settimana la cassa sarà più bassa?
  3. I giorni medi di incasso dai clienti sono aumentati nell’ultimo anno?
  4. Ci sono debiti verso fornitori scaduti da oltre novanta giorni? Per quale importo?
  5. Stipendi, contributi e imposte sono stati pagati tutti alla scadenza?
  6. Qualche fornitore ha chiesto anticipi o garanzie negli ultimi sei mesi?
  7. La banca ha chiesto nuove garanzie o informazioni fuori calendario?
  8. Il budget dell’anno è stato rivisto più di una volta?
  9. Qualcuno, in azienda, ha il compito di mettere in fila questi segnali e riferire al consiglio?
  10. Si sa quali strumenti del Codice della crisi sarebbero ancora disponibili, e fino a quando?

Più di due risposte scomode sono un buon motivo per fermarsi e fare una fotografia seria dei conti.

Perché aspettare i numeri costa caro?

Il problema non è che i segnali manchino. È che si aspetta la conferma numerica per agire, e nel frattempo le strade si restringono. Un intervento avviato con mesi di anticipo ha a disposizione strumenti che un intervento tardivo non ha più: la trattativa con le banche da una posizione ancora credibile, il piano attestato di risanamento finché i creditori collaborano, la composizione negoziata con un esperto indipendente finché il risanamento è ragionevolmente possibile.

Un errore da evitare: il concordato semplificato non è una scelta anticipata. È uno strumento per liquidare il patrimonio, che si può chiedere solo dopo una composizione negoziata conclusa senza accordo.

A volte, poi, i numeri reggono ma l’azienda è ferma lo stesso, perché tre soci non riescono più a decidere insieme. Anche quella è una crisi, e se dura arriva nei conti.

Dove aiuta l’intelligenza artificiale?

Molti segnali sono già nei sistemi dell’azienda: gestionale, estratti conto, scadenzari, buste paga. Il problema è che nessuno li mette insieme ogni settimana. Dove i sistemi lo consentono, un’integrazione con l’intelligenza artificiale può calcolare con regolarità gli indicatori, aggiornare la previsione di cassa e avvisare quando un valore si avvicina a una soglia. Le valutazioni e le decisioni restano alle persone; i dati restano dove decide l’azienda. Come si collegano questi strumenti ai sistemi esistenti è spiegato nella pagina su agenti AI e integrazioni.

E a San Marino?

Il Codice della crisi è una legge italiana. Per le imprese sammarinesi il quadro è diverso: va valutato caso per caso.

In sintesi

  • Per la legge la crisi guarda avanti: conta la cassa dei prossimi dodici mesi, non l’utile dell’anno passato.
  • I segnali interni ed esterni arrivano mesi prima del bilancio: tesoreria, incassi, fornitori, banche, persone.
  • Il Codice della crisi fissa quattro segnali d’allarme su stipendi, fornitori, banche ed enti pubblici.
  • L’organo di controllo e i creditori pubblici possono accendere l’allarme anche quando la direzione non lo fa.
  • Prima si agisce, più strumenti leggeri e riservati restano disponibili.

Domande frequenti

Un bilancio in utile esclude la crisi?

No. La definizione di crisi guarda alla cassa prevista per i dodici mesi successivi. Un’azienda in utile può non avere la liquidità per pagare i debiti in scadenza, per esempio se i clienti pagano molto tardi o se ha investito con finanziamenti a breve.

Chi deve accorgersi dei segnali?

Prima di tutto l’organo amministrativo, che per legge deve avere assetti adeguati a rilevarli. L’organo di controllo, dove c’è, ha un dovere di segnalazione. Nella pratica serve una persona con il compito preciso di mettere in fila i dati e riferire al consiglio con regolarità.

Che cosa succede se arriva una segnalazione dell’INPS o dell’Agenzia delle Entrate?

La segnalazione avverte l’impresa che i debiti hanno superato le soglie di legge e la invita a valutare gli strumenti per affrontare la crisi, a cominciare dalla composizione negoziata. Va trattata come un allarme da portare subito in consiglio, con il commercialista.

Da dove si comincia quando i segnali ci sono?

Da una fotografia vera: previsione di cassa a dodici mesi, debiti per scadenza e per creditore, margini per prodotto e per cliente. Su quella base, con il commercialista e i legali, si valuta quale strumento è ancora percorribile.

Mettere in fila i segnali prima che lo faccia il bilancio è il primo passo del lavoro descritto nella pagina su ristrutturazione aziendale e corporate recovery: diagnosi scritta, previsione di cassa e scelta dello strumento, insieme ai professionisti dell’impresa.

Fonti

ApprofondisciRistrutturazione e rilancioDiagnosi, cassa a breve, piano e rapporto con le banche per imprese in tensione o in transizione, insieme ai legali dell’azienda.

Da leggere anche

Crisi e risanamento →

Lavoriamo insieme

Parliamo della vostra situazione

Un primo colloquio riservato con chi conosce il tema: si capisce il problema, chi coinvolgere e se c’è un lavoro da fare.