Al contenuto

STRATEGICRepubblica di San Marino

Contatti
AIIntelligenza artificiale

Chi vende l’intelligenza artificiale può anche consigliarla? Tre domande prima di firmare

Chi propone un progetto di intelligenza artificiale spesso lo realizza e lo gestisce. Non è un male, se è dichiarato. Tre domande da fare prima di firmare e i segnali di una proposta seria.

Redazione Strategic Aggiornato il 6 min di lettura
Copertina: «Chi vende l’AI può anche consigliarla?», Intelligenza artificiale

Chi vende un progetto di intelligenza artificiale può anche consigliarlo, a una condizione: che lo dichiari e che accetti il confronto con alternative valutate sugli stessi criteri. Il problema non è il doppio ruolo, è quando resta nascosto. Prima di firmare bastano tre domande per capire che cosa si sta comprando: chi guadagna dalla risposta, come se ne esce, dove vanno i dati e chi li usa. Le risposte, e il modo in cui arrivano, dicono molto sul progetto e sul fornitore.

Scenario tipico. La direzione di un’azienda riceve una proposta ambiziosa: un assistente AI per l’ufficio commerciale, con una piattaforma su misura, un canone annuale e un costo a consumo. La stessa società ha fatto l’analisi dei bisogni, ha scritto la proposta, realizzerà il sistema e lo gestirà per anni. La demo era convincente. Ma nessuno, in sala, sa dire se il progetto serve davvero, se esistono strade più semplici e che cosa succede se tra due anni si vuole cambiare fornitore.

Dove nasce il conflitto di interessi in un progetto di AI?

Un conflitto di interessi è una situazione in cui chi consiglia ha un vantaggio economico legato alla scelta che consiglia. Nei progetti di intelligenza artificiale è frequente, perché la stessa società spesso svolge tre ruoli:

  • fa la diagnosi, cioè dice dove l’AI serve e dove no;
  • costruisce la soluzione, con i suoi strumenti o con quelli dei suoi partner;
  • la gestisce nel tempo, con canoni, licenze e consumo dei modelli.

Ognuno di questi ruoli ha un incentivo. Chi realizza tende a proporre qualcosa da realizzare. Chi gestisce preferisce architetture che solo lui sa gestire. Non serve malafede: è il modello di ricavo che orienta la risposta.

La soluzione non è cercare un consulente che non vende nulla. È pretendere trasparenza. Anche Strategic sviluppa e distribuisce software con intelligenza artificiale, come DIREKTA e Kristina Reply. Per questo la regola che applichiamo è scritta: quando un nostro prodotto è tra le opzioni lo diciamo e lo confrontiamo con le alternative sugli stessi criteri, e nella seconda opinione su progetti e fornitori AI non proponiamo prodotti nostri.

Quali sono le tre domande da fare prima di firmare?

Prima domanda: chi guadagna dalla risposta?

Si chiede al fornitore come viene pagato: un compenso fisso, un canone, una quota sul consumo dei modelli, commissioni da altri fornitori. Poi si chiede di vedere almeno un’alternativa, valutata sugli stessi criteri: uno strumento diverso, una soluzione più semplice, a volte le licenze che l’azienda ha già. Anche «non fare nulla per ora» è un’alternativa legittima. Un fornitore serio non ha problemi a metterla sul tavolo.

Seconda domanda: come se ne esce?

Un sistema di intelligenza artificiale non è fatto solo di software. Ci sono i documenti caricati, le configurazioni, le istruzioni date al modello, gli indici costruiti sui dati, i registri delle conversazioni. La domanda giusta è: che cosa torna all’azienda, in quale formato, in quanto tempo e a quale costo, se il rapporto finisce?

Nell’Unione europea il Data Act fissa regole minime per cambiare fornitore di servizi cloud e di software in abbonamento, ma non copre tutto ciò che viene costruito su misura: la clausola di uscita va scritta comunque, e le clausole da leggere sono l’argomento di un approfondimento dedicato dell’Osservatorio.

Terza domanda: dove vanno i dati, e chi li usa?

In quali Paesi vengono trattati, quali altri fornitori intervengono, per quanto tempo restano conservati, se possono servire ad addestrare i modelli del fornitore, cioè a migliorarli con i contenuti dell’azienda. Se tra i dati ci sono informazioni personali, il GDPR chiede un contratto con il fornitore che tratta i dati per conto dell’azienda (art. 28) e regole precise per i trasferimenti fuori dallo Spazio economico europeo (capo V). Deve essere tutto scritto nel contratto, non detto in riunione. Per le imprese sammarinesi il quadro normativo è diverso: va valutato caso per caso.

Che cosa deve saper fare chi consiglia un progetto di AI?

Tre cose, concrete.

  1. Capire i processi prima degli strumenti. Dove si perde tempo, dove si sbaglia, dove l’informazione non si trova. Alcuni processi non vanno automatizzati, e dirlo fa parte del lavoro.
  2. Valutare l’architettura. Da dove il sistema legge i dati, come si collega al gestionale e agli archivi, quale modello usa e se si può sostituire, come si proteggono i permessi.
  3. Leggere il contratto accanto al legale dell’azienda. Le clausole sui dati e sull’uscita hanno conseguenze tecniche: servono entrambe le competenze, e la valutazione giuridica resta al legale.

Chi sa fare solo una di queste cose può essere un ottimo fornitore, ma non è la persona giusta per consigliare la scelta.

Perché partire dalla conoscenza dell’azienda e non dall’interfaccia?

Molte proposte partono da ciò che si vede: la finestra in cui si scrive la domanda. Il valore però sta dietro, nei contenuti da cui l’assistente prende le risposte. Procedure, manuali, contratti, offerte passate, dati del gestionale: se sono sparsi, duplicati e in versioni diverse, anche il miglior modello risponderà male.

Per questo i progetti più solidi partono dall’organizzazione della conoscenza aziendale: quali documenti valgono, chi li aggiorna, quali reparti possono consultarli. È il lavoro del Company Brain per organizzazioni: ogni risposta riporta il documento in vigore su cui si basa, e i permessi seguono il ruolo di chi chiede. Una proposta che non dice nulla su questa parte sta vendendo un’interfaccia, non un sistema.

Come si riconosce una proposta seria?

Segnali positivi:

  • perimetro scritto, con ciò che è incluso e ciò che è escluso;
  • una prova sui documenti reali dell’azienda, con criteri di successo decisi prima;
  • costi stimati su più anni, con le ipotesi dichiarate;
  • ruoli indicati: chi fa che cosa, da una parte e dall’altra;
  • la disponibilità a dire che una parte del progetto non serve.

Segnali d’allarme:

  • fretta di firmare entro una data;
  • demo solo su dati preparati dal fornitore;
  • risposte vaghe sull’uscita e sull’uso dei dati;
  • un prezzo chiaro solo per il primo anno.

In sintesi

  • Chi vende un progetto di AI può consigliarlo, se lo dichiara e accetta il confronto con alternative.
  • Tre domande prima di firmare: chi guadagna dalla risposta, come se ne esce, dove vanno i dati e chi li usa.
  • Le regole europee sul cambio di fornitore non coprono tutto: la clausola di uscita va scritta comunque.
  • I progetti solidi partono dalla conoscenza dell’azienda, non dall’interfaccia.
  • Una proposta seria ha un perimetro scritto, una prova sui dati reali e costi stimati su più anni.

Domande frequenti

Un consulente che sviluppa anche software può essere imparziale?

Può esserlo se dichiara i propri prodotti, li confronta con le alternative sugli stessi criteri e lascia la scelta all’azienda. Quando serve una valutazione senza alcun interesse, conviene un incarico in cui il consulente si impegna per iscritto a non proporre soluzioni proprie.

Serve un legale per leggere un contratto di AI?

Sì, per la parte giuridica. Molte clausole però hanno effetti tecnici, come formato dei dati, luogo dei server e costi a consumo: conviene che il legale lavori insieme a chi conosce l’architettura del sistema.

Che cosa succede ai dati caricati durante una prova?

Dipende dalle condizioni della prova, che spesso sono diverse da quelle del contratto finale. Prima di caricare documenti reali si chiede per iscritto dove vengono trattati, per quanto tempo restano e se possono servire all’addestramento.

Conviene partire con un progetto pilota?

Di solito sì, se ha un perimetro limitato, dati reali e criteri di successo scritti prima. Un pilota senza criteri diventa una demo più lunga.


Leggere proposta, architettura e contratto prima della firma, accanto al legale dell’azienda, è il lavoro della nostra seconda opinione su progetti e fornitori AI. Se il progetto va avanti, le stesse domande diventano lavoro concreto nei servizi di intelligenza artificiale per le organizzazioni.

Fonti

Consultate il 16 settembre 2026.

ApprofondisciIntelligenza artificiale per le aziendeL’intelligenza artificiale portata dentro i sistemi che l’azienda usa già: si scelgono i processi giusti, si collegano i dati, si decidono prima sicurezza e regole.

Lavoriamo insieme

Parliamo della vostra situazione

Un primo colloquio riservato con chi conosce il tema: si capisce il problema, chi coinvolgere e se c’è un lavoro da fare.