Quando il fax era più sicuro: SPF, DKIM e DMARC contro i falsi mittenti
Il fax non era sicuro, ma spedirne un milione costava troppo. L’email ha azzerato quel costo: ecco come tre record nel DNS impediscono a chiunque di scrivere con il dominio dell’azienda, e che cosa lasciano scoperto.

Il fax non era più sicuro per la tecnologia, ma per l’economia: ogni pagina costava carta, tempo e una telefonata, e nessuno poteva spedirne un milione in un’ora. L’email ha azzerato quel costo, e senza tre record nel DNS chiunque può scrivere usando il dominio di un’azienda. SPF indica quali server possono spedire per quel dominio, DKIM firma i messaggi, DMARC collega i due controlli al mittente che il destinatario vede e dice ai server di posta come trattare i falsi. Non fermano tutto il phishing, ma tolgono all’attaccante il travestimento più credibile: l’indirizzo esatto dell’azienda.
Nostalgia di un fischio
Chi lavorava in un ufficio negli anni Novanta ricorda il fax: il fischio della linea, la carta termica che si arrotolava, il rapporto di trasmissione con la scritta «OK». Non era un canale riservato: viaggiava su una linea telefonica che chiunque, con una pinza a coccodrillo e un po’ di pazienza, poteva ascoltare. Eppure le truffe via fax restavano poche, per una ragione banale: costavano. Ogni pagina richiedeva una chiamata, un foglio e il tempo di una macchina.
La lezione vale ancora: la sicurezza è anche una questione di convenienza per chi attacca. Quando un tentativo non costa quasi nulla e si può ripetere all’infinito, basta che riesca di rado per rendere. Quando invece diventa scomodo, gli automatismi cambiano bersaglio.
Perché l’email è diventata il canale preferito di chi attacca?
Perché costa quasi nulla e si automatizza. L’ENISA, l’agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza, nel rapporto pubblicato a ottobre 2025 indica il phishing come il principale canale d’ingresso negli incidenti analizzati tra luglio 2024 e giugno 2025: circa il 60 per cento dei casi, comprese le varianti via telefono e via pubblicità online. Lo stesso rapporto osserva che i gruppi criminali usano sempre di più l’intelligenza artificiale per lavorare più in fretta e meglio.
Per un’azienda questo ha una conseguenza pratica. Il vecchio consiglio «diffidate dei messaggi pieni di errori» vale sempre meno: un testo scritto con l’AI è corretto, cortese e credibile. Diventa quindi decisivo ciò che il testo non può falsificare, se il dominio è protetto: l’indirizzo da cui il messaggio arriva.
Che cosa sono SPF, DKIM e DMARC?
Sono tre standard pubblicati dall’IETF, l’organismo che definisce i protocolli di internet, e si configurano come record nel DNS del dominio aziendale.
| Standard | Che cosa fa | Che cosa non fa |
|---|---|---|
| SPF (Sender Policy Framework) | Elenca i server autorizzati a spedire posta per il dominio | Non controlla il mittente che il destinatario vede; spesso si rompe quando un messaggio viene inoltrato |
| DKIM (DomainKeys Identified Mail) | Aggiunge a ogni messaggio una firma digitale, verificabile con una chiave pubblicata nel DNS | Da solo non dice che cosa fare con i messaggi senza firma |
| DMARC | Chiede che SPF o DKIM corrispondano al dominio del mittente visibile, indica come trattare chi non supera il controllo e invia rapporti al titolare del dominio | Non ferma i domini somiglianti né gli account veri caduti in mano a qualcun altro |
DMARC è stato aggiornato di recente: a maggio 2026 l’IETF ha pubblicato la nuova specifica (RFC 9989), che sostituisce quella del 2015 e la porta nel percorso degli standard veri e propri.
Perché senza DMARC chiunque può firmarsi con il nome dell’azienda?
Perché il mittente che si legge nel programma di posta è un testo scritto da chi spedisce. SPF controlla un altro indirizzo, tecnico, che il destinatario non vede. Senza DMARC nessuno verifica che i due coincidano.
Uno scenario tipico. Un fornitore riceve una email da amministrazione@ seguito dal dominio esatto di un suo cliente, con una fattura e le nuove coordinate bancarie. Il messaggio parte da un server qualunque, in un altro continente. Se il dominio del cliente pubblica DMARC con la politica di rifiuto, i principali servizi di posta lo respingono o lo isolano prima che arrivi a una persona. Se non la pubblica, il messaggio arriva, con il nome giusto e il logo giusto.
C’è anche un vantaggio meno visibile: un dominio ben configurato ha una reputazione migliore, e le sue email vere finiscono meno spesso nello spam.
Come si arriva a p=reject senza bloccare la posta buona?
DMARC prevede tre livelli: p=none (solo osservazione), p=quarantine (i messaggi sospetti vanno tra lo spam) e p=reject (i messaggi falsi vengono rifiutati). Il percorso, che può richiedere settimane, segue sei passi.
- Inventario di chi spedisce a nome dell’azienda. Non solo i server di posta: il gestionale che invia le fatture, il CRM, la piattaforma delle newsletter, quella dell’assistenza clienti, le stampanti che spediscono le scansioni, i fornitori che scrivono per conto dell’azienda.
- DMARC in osservazione, con i rapporti attivi. I rapporti aggregati mostrano chi sta usando il dominio, legittimo o no.
- Correzioni. Ogni servizio legittimo firma con DKIM a nome del dominio, o entra nel record SPF, che però accetta al massimo dieci consultazioni DNS: oltre quel limite il controllo fallisce.
- Quarantena, poi rifiuto. Quando i rapporti mostrano solo posta legittima e allineata, si passa a p=quarantine e infine a p=reject.
- Sottodomini e domini che non spediscono. I domini registrati ma non usati per la posta dichiarano che nessun server può spedire per loro, con DMARC in rifiuto. Altrimenti diventano il travestimento più comodo.
- Manutenzione. Ogni nuovo servizio che invia posta passa dall’IT, e le chiavi DKIM si cambiano a scadenze stabilite.
Che cosa chiedono oggi Gmail e Outlook a chi spedisce?
Dal 1° febbraio 2024 Google chiede a chiunque scriva ad account Gmail personali di autenticare la posta con SPF o DKIM. A chi invia più di 5.000 messaggi al giorno chiede SPF, DKIM e DMARC, anche solo in osservazione, con il dominio del mittente allineato e la disiscrizione con un clic per i messaggi promozionali.
Dal 5 maggio 2025 Microsoft chiede gli stessi tre controlli a chi supera i 5.000 messaggi al giorno verso Outlook.com, Hotmail e Live, e rifiuta i messaggi che non li rispettano. Per un’azienda che spedisce fatture, notifiche e newsletter, configurare bene il dominio non è più solo una difesa: è la condizione perché la posta arrivi.
Che cosa non risolvono questi tre record?
- I domini somiglianti. DMARC protegge il dominio esatto. Un dominio con una lettera cambiata, o con un trattino in più, è un altro dominio: si contrasta sorvegliando le nuove registrazioni simili e insegnando al personale a leggere l’indirizzo per intero.
- Il nome visualizzato. «Direzione generale» può nascondere un indirizzo qualunque, e sul telefono spesso si vede solo il nome.
- Gli account veri violati. Un messaggio spedito da una casella autentica, dopo un furto di password, supera tutti i controlli: è il caso raccontato nell’imbianchino digitale.
- Il contenuto. DMARC dice chi ha spedito, non se la richiesta è legittima. Un cambio di coordinate bancarie si verifica comunque per telefono, al numero già noto.
Un’ultima avvertenza riguarda gli assistenti di intelligenza artificiale che leggono la posta: un messaggio falso può contenere istruzioni scritte per l’assistente, non per la persona. Ridurre i messaggi contraffatti aiuta, ma non basta, come spieghiamo nella pagina su sicurezza e governance dell’AI.
In sintesi
- Il fax era protetto dal suo costo; l’email no, e il phishing resta il primo canale d’ingresso negli incidenti analizzati dall’ENISA.
- SPF elenca i server autorizzati, DKIM firma i messaggi, DMARC lega i controlli al mittente visibile e decide la sorte dei falsi.
- Si arriva a p=reject per gradi: inventario, osservazione con i rapporti, correzioni, quarantena, rifiuto.
- Anche i domini che non spediscono posta vanno protetti.
- Gmail e Outlook chiedono SPF, DKIM e DMARC a chi invia grandi volumi: è anche una questione di consegna.
- Domini somiglianti, account violati e richieste di pagamento restano compito di formazione e procedure.
Domande frequenti
DMARC blocca anche il phishing che arriva da altri domini?
No. Protegge il dominio che lo pubblica, impedendo ad altri di usarlo come mittente. Contro i domini somiglianti e gli account violati servono i filtri della posta, l’attenzione del personale e procedure di verifica per le richieste di pagamento.
Passare a p=reject può far perdere email legittime?
Sì, se qualche servizio che spedisce a nome dell’azienda non è stato configurato. Per questo si comincia con una fase di osservazione e si arriva al rifiuto solo quando i rapporti mostrano che tutta la posta legittima supera i controlli.
Serve DMARC anche su un dominio che non invia posta?
Sì. Un dominio senza record è un travestimento a disposizione di chiunque. Dichiarare che nessun server può spedire per quel dominio e che i messaggi vanno rifiutati richiede poco lavoro e toglie uno strumento a chi attacca.
Chi se ne occupa in azienda?
L’IT, con chi gestisce il DNS, il marketing e i fornitori che spediscono per conto dell’azienda. Alla direzione spetta una regola semplice: nessun nuovo servizio invia posta a nome dell’azienda senza passare da quel controllo.
Verificare come è configurata la posta, ricostruire l’elenco di chi spedisce a nome dell’azienda e accompagnare il passaggio fino al rifiuto dei falsi rientra nelle verifiche della divisione Cybersecurity. Perché i domini somiglianti e le richieste insolite vengano riconosciuti, servono anche formazione e simulazioni per il personale.
Fonti
Consultate il 16 settembre 2026.
- ENISA, Threat Landscape 2025, ottobre 2025
- IETF, RFC 7208 – Sender Policy Framework (SPF), aprile 2014
- IETF, RFC 6376 – DomainKeys Identified Mail (DKIM) Signatures, settembre 2011
- IETF, RFC 9989 – Domain-Based Message Authentication, Reporting, and Conformance (DMARC), maggio 2026
- Google, Linee guida per i mittenti email, Guida di Gmail
- Microsoft Tech Community, Strengthening Email Ecosystem: Outlook’s New Requirements for High-Volume Senders, 2 aprile 2025, aggiornato il 30 aprile 2025
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